Dolce, ma senza calorie. Il dolcificante ideale ha acquisito nuove forme. Sugli scaffali dei supermercati domina la scena la Stevia. Di origine naturale e privo di rischi, è il dolcificante più trendy. Viene combinato persino con lo zucchero comune, che così torna alla ribalta con formule innovative. Resistono un poco gli edulcoranti sintetici. E ovviamente non mancano gli inganni.

Stevia Misura, c’è inganno?

Poco apprezzabile è per esempio la presentazione del dolcificante Stevia di Misura. Il claim in bella vista sulla confezione è “dolcezza di origine naturale”: i glicosidi dello steviolo derivano infatti da una pianta, la Stevia, ma vengono estratti con l’impiego di solventi. Un metodo che giustamente impedisce al produttore di usare la definizione di “dolcificante naturale”. Tanta correttezza non si riverbera però sull’intera etichetta.

Alla “modica” cifra di oltre 26 euro al chilo, la Stevia di Misura contiene una piccolissima quantità (0,83%) di estratti della pianta, mentre la quasi totalità del granulato è eritritolo. E qui nasce il sospetto di venire raggirati. L’ingrediente principale della Stevia Misura, infatti, è anch’esso un dolcificante, identificato con la sigla E 968. In etichetta viene però definito “agente volumizzante”, una categoria che neanche esiste nella normativa alimentare. Forse il nome corretto del prodotto sarebbe “Eritritolo con estratto di Stevia”.

My Dietor Cuor di Stevia: lo svantaggio

Lo stesso dicasi per l’analogo prodotto My Dietor Cuor di Stevia (28 euro al chilo). In questo caso l’eritritolo viene definito “agente di carica”, ma resta il dolcificante principale, seguito da estratti di Stevia in misura indefinita (in violazione dell’obbligo di precisare la quantità dell’ingrediente evidenziato). In entrambi i casi, compare l’avvertenza “un consumo eccessivo può avere effetti lassativi”, perché come tutti i dolcificanti della categoria cui appartiene (polioli), l’eritritolo comporta questo svantaggio.

Pilloline care più del caviale

Accanto alla forma granulare appena descritta, che si presta anche alla preparazione di dolci, la Stevia di Misura è proposta anche in bustine (sempre a base di eritritolo, ma con 1,35% di glicosidi steviolici e al ragguardevole prezzo di 57,50 euro al chilo) e in compressine minuscole, del genere usato per dolcificare il caffè.

Per le pilloline il prezzo da pagare è da capogiro, 260 euro al chilo, 10 volte più della versione granulare. Con la quale, però, condivide solo il nome. Nelle pilloline non v’è traccia di eritritolo. Qui il primo ingrediente è il lattosio (zucchero del latte), seguono i glicosidi steviolici, presenti in misura decisamente più alta (18,5%), aromi e stabilizzanti.

Dietor Vantaggio trucca i numeri

Tra i dolcificanti di sintesi ve ne sono alcuni molto discussi. Diversi studi scientifici ne segnalano la tossicità, tuttavia, nessuna misura di divieto è stata finora decisa in Italia né in Europa. Queste vecchie molecole ancora in commercio vengono ora proposte in nuove formule, che tendono a sfruttarne i punti di forza, con pratiche commerciali tuttavia scorrette e ingannevoli.

È il caso del dolcificante Dietor Vantaggio, 16 euro al chilo. È composto per il 99% di zucchero bianco e per il restante 1% di acesulfame k. Il mix, secondo il produttore, offre “tutto il gusto dello zucchero con il 75% in meno per dose”. Peccato che il paragone venga eseguito tra quantità diverse dei prodotti messi a confronto: per lo zucchero bianco si considera una dose da 6 grammi, per il dolcificante corretto con l’edulcorante sintetico si adotta una dose da 1,4 grammi.

Altro che confrontare le pere con le mele, qui si truccano i numeri. L’indicazione in questione viola infatti le regole sui “claim” nutrizionali di tipo comparativo, che devono sempre venire riferiti a identiche quantità di prodotto (100 grammi). E se così si facesse, il confronto porterebbe a un risultato meno brillante: mentre lo zucchero fornisce 400 calorie, il dolcificante ne apporta 396. Una differenza di appena 4 calorie.

Dalla canna lo zucchero che confonde

Altro dolcificante che confonde è il mix Tropical & Stevia di Eridania, che contiene lo 0,5% di estratti di Stevia in un comune zucchero di canna. Il produttore attira come una calamita con il grande claim “-50% calorie” stampato sul fronte della confezione. Ma offre una comparazione bislacca. Eseguita su 100 grammi dimostra che il dolcificante apporta 398 calorie contro i 400 dello zucchero di canna. Solo seguendo gli asterischi sul retro della confezione si capisce che mezzo chilo di prodotto dolcifica quanto un chilo di zucchero. Ma a parità di peso le calorie sono pressoché invariate. Ancora una volta, le regole sono violate in modo plateale.

L’inganno dello zucchero di canna

In materia, tuttavia, l’inganno originale resta la leggenda sullo zucchero di canna presentato come più salutare dello zucchero bianco, e invece pressoché identico. Sono entrambi zuccheri raffinati e l’apporto calorico è identico: 40 calorie ogni 10 grammi. La differenza principale è nella materia prima da cui provengono: la barbabietola nel caso dello zucchero bianco, la canna per quello ambrato.

Entrambi sono sottoposti a un processo di raffinazione. In quello bianco viene completamente eliminata la melassa, in quello “grezzo” di canna ne rimane un 5% circa, che attribuisce colore e sapore noti.

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